ANCE al Governo: misure urgenti e concrete per il settore costruzioni

Assemblea ANCE: Photocredit: ANCEDall'Assemblea ANCE, i costruttori lanciano un grido di allarme per il futuro del settore a cui il Governo risponde annunciando, tra le altre, l’apertura di un tavolo di crisi per l’edilizia e l’impegno per una Banca pubblica per gli investimenti. E il Premier apre sulla possibile modifica del reverse charge, la norma del Dl Fiscale contestata dalle imprese.

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Nell’aprire i lavori dell’Assemblea annuale dell'Associazione nazionale dei costruttori edili (ANCE), il Presidente Gabriele Buia non usa mezze misure: “le aziende non possono più aspettare”. Basta, quindi, con i buoni propositi. Servono azioni concrete.

Un settore in crisi. Patuanelli lancia la Banca pubblica per gli investimenti 

Quelle edili sono state tra le imprese più colpite dalla crisi, portando a casa tristi primati:

  • Un credit crunch quattro volte superiore alla media nazionale;
  • Investimenti in costruzioni ridotti della metà;
  • Troppi balzelli sulla casa e sull’attività di impresa;
  • Margini di redditività inesistenti.

Ma i dati negativi non riguardano solo il passato. Se per il resto dell’economia le previsioni del Governo per tornare ai livelli pre-crisi parlano di quattro anni, per il settore costruzioni ce ne vorranno addirittura ventidue. 

Anche per questi motivi il Ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli, intervenendo dal podio, annuncia la creazione di una Banca pubblica per gli investimenti, con l’obiettivo di sostenere chi non ha accesso al sistema privato del credito.

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Il Governo annuncia un Tavolo crisi per l’edilizia entro la fine dell’anno

Davanti a scenari futuri foschi, l’ANCE ha chiesto da un anno al Governo l’apertura di un Tavolo di crisi per il settore. Una richiesta che viene accolta da Patuanelli che si impegna a convocare il Tavolo entro la fine del 2019

Non è più accettabile poi, aggiunge Buia, un sistema di aiuti “ad aziendam” come prevede “Progetto Italia”. Rafforzare solo i grandi player non basta. Su questo interviene, però, anche il Premier Conte che annuncia, invece, come operazioni di salvataggio di grandi player continueranno perchè sono indispensabili per vincere i grandi appalti all’estero, portandosi dietro anche il resto della filiera.

Il Governo, però, concorda con l’ANCE che servono misure strutturali per il sostegno del settore e di tutte le imprese e su questo si sta lavorando. Plauso unanime, quindi, al Fondo salva opere su cui, però, l’ANCE chiede di fare presto, pubblicando velocemente il decreto attuativo.

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Manovra 2020: Conte apre alla revisione del reverse charge del Dl fiscale 

Sulla Manovra, Buia ribadisce la propria contrarietà alla norma antievasione del Dl Fiscale (il c.d. reverse charge) che prevede che il versamento delle ritenute per i lavoratori dipendenti venga effettuato direttamente dal committente a fronte dell’anticipo da parte delle ditte. Si tratta di una norma che, secondo l’ANCE, avrà un impatto enorme sulle imprese che, contemporaneamente, subiscono il ritardo dei pagamenti da parte dello Stato che si attesta sugli 8 miliardi. Una situazione che ha già causato due procedure di infrazione da parte dell’UE.

Su questi temi il Premier Conte interviene, annunciando l’apertura di un Tavolo con il MEF e con le imprese per trovare una soluzione sul reverse charge.

Sui debiti pregressi, invece, il Premier non esclude la possibilità di misure di triangolazione, ricordando quella sperimentale avviata in passato da Cassa depositi e prestiti per restituire i crediti vantati dalle imprese nei confronti dello Stato.

Giudizio positivo dell’ANCE, invece, su:

  • Il bonus sugli immobili esistenti, sui quali però bisognerebbe dare certezza almeno fino al 2030;
  • Il Piano casa per sostenere la rigenerazione delle città, spendendo risorse già stanziate.

E proprio sul Piano casa (rinominato Piano Rinascita Urbana) interviene la Ministra alle infrastrutture e trasporti, Paola De Micheli, che annuncia che il decreto attuativo sarà pronto già a gennaio.

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Troppa burocrazia blocca il Paese

A gravare sulle imprese non è solo la morsa del credito e la crisi economica. Di pari passo con l'acuirsi della crisi, infatti, si è assistito ad un proliferare di norme e cavilli burocratici che hanno reso praticamente impossibile per le imprese continuare a lavorare e a creare ricchezza. Negli ultimi 25 anni in materia di appalti pubblici sono state emanate 308 leggi, praticamente 12 all’anno.

Buia chiede un cambio di rotta di quella che definisce “burokrazia” in stile Soviet: un potere a sé, ben lontano da arrivare alla tanta agognata semplificazione e che, invece, è sempre più imperniato su una “burocrazia difensiva” che paralizza tutto.

Su questo l’ANCE concorda, quindi, con il lavoro della Corte dei Conti per la creazione di un sistema di controlli preventivi per agevolare il lavoro della PA, ma anche per ridurre quei fenomeni di cattiva amministrazione - come l’abuso della procedura di somma urgenza o l’inerzia nel bandire le gare - che, secondo l’ANAC, sono tra le cause della corruzione nel mondo degli appalti.

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Sbloccare davvero i cantieri e usare i Fondi UE

Secondo l’ANCE, poi, serve sbloccare davvero le opere, investire i fondi già stanziati e avere una programmazione pluriennale dei lavori pubblici necessari.

Secondo il monitoraggio “sbloccacantieri” dell’ANCE, sono 749 le opere ferme, per un valore complessivo di 62 miliardi. Ospedali, scuole, strade, ma anche opere per la messa in sicurezza del territorio. Un patrimonio sprecato che, assieme al fattore “tempo”, paralizza il Paese. Dalla decisione dell’investimento all'apertura del cantiere passano in media 15 anni per un’opera grande, se tutto va bene.

Uno spreco a cui si sommano i 39 miliardi di Fondi strutturali ancora inutilizzati e che rischiamo di dover restituire a Bruxelles.

Un caso emblematico è, poi, la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma. Due anni solo per portare via le macerie è inaccettabile. Su questo l’ANCE chiede di fare di più e più velocemente.

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La sfida della sostenibilità e le sette proposte dell’ANCE

Ma un Paese che intende crescere e guardare al futuro, deve avere una visione che passa, inevitabilmente, anche per la sfida della sostenibilità ambientale. Su questo l’ANCE intende avere un ruolo da protagonista, proponendo un percorso in sette punti:

  • Investire sulle infrastrutture come fattori indispensabili per la sostenibilità attraverso: l’esclusione definitiva, dal Patto di stabilità, degli investimenti per la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio; l’apertura immediata dei cantieri contro il rischio idrogeologico e quelli per la sicurezza delle scuole;
  • Un’agenda urbana per la sostenibilità attraverso: una normativa e delle agevolazioni fiscali per favorire la demolizione/ricostruzione dell’esistente, bloccando il consumo di suolo; un patto per il rilancio di Roma; sgravi fiscali per incentivare e premiare l'efficientamento energetico delle case;
  • Un Patto per sostenere l’economia circolare tramite soprattutto incentivi alle imprese che riciclano e riutilizzano i materiali dei cantieri, evitando la discarica;
  • Un contratto improntato alla sostenibilità e al bene sociale;
  • Una normazione più sostenibile e (comprensibile!);
  • Un credito a misura di cittadino e impresa con la richiesta al Governo di pretendere da Bruxelles un cambio totale della politica finanziaria europea che negli ultimi anni ha chiuso i rubinetti del credito;
  • Un settore aperto all’innovazione e ai giovani tramite: un bonus assunzioni per favorire l’ingresso di giovani professionalizzati nelle imprese edili con una decontribuzione totale di 10 anni finanziata con i fondi europei; un Piano edilizia 4.0 per permettere alle imprese edili di agganciare anch’esse la quarta rivoluzione industriale.

Photocredit: Ance

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