Agroalimentare - l’UE è il primo esportatore al mondo

Export agroalimentare UE: photocredit guillermo gavilla da Pixabay Un nuovo report della Commissione europea conferma, anche per il 2018, il primo posto dell’UE tra gli esportatori mondiali di prodotti agroalimentari.

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Lo scorso anno, infatti, il valore delle esportazioni di prodotti agrifood da parte dell’Unione ha raggiunto i 138 miliardi di euro, con un saldo commerciale positivo di oltre 22 miliardi. Se nel 2018, infatti, l’UE si è confermata come il primo esportatore mondiale di prodotti agroalimentari, nello stesso anno è stata anche il secondo importatore al mondo di beni agrifood per un totale di 116 miliardi di importazioni.

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Le esportazioni europee

Con il 7% del valore complessivo delle esportazioni europee di prodotti, l’agrifood si posiziona al quarto posto tra i principali beni europei esportati al di fuori dei confini UE.

A trainare le esportazioni agroalimentari ci sono i vini e i vermouth, seguiti dalla categoria degli “spiriti e liquori” e poi dai prodotti per l’infanzia, dagli ingredienti per i preparati, dalla cioccolata, la pasta e i prodotti di pasticceria.

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Negli ultimi tre anni si è registrato anche un costante livello di miglioramento delle esportazioni dei settori lattiero-caseario e dello zucchero. Secondo il report, infatti, le principali riforme avvenute in seno alla Politica agricola comune (PAC) hanno posizionato i produttori europei di questi settori nella condizione di competere meglio sui mercati internazionali.

In flessione, invece, continuano ad essere le esportazioni di grano, i cui volumi sono diminuiti in modo sostanziale a causa della minore produzione europea che si combina, al contempo, con un'ampia offerta di questo prodotto sul mercato mondiale. 

Per quanto riguarda, invece, i mercati di sbocco, il 40% delle esportazioni europee ha come destinazione cinque paesi: Stati Uniti, Cina, Svizzera, Giappone e Russia.

Anche grazie alle performance positive delle esportazioni, il macrocomparto costituito dall’agricoltura e dalle industrie e servizi ad essa connessi, garantisce 44 milioni di posti di lavoro in Europa, di cui il 7,5% legati alla catena di produzione e trasformazione alimentare.

Cosa importiamo?

I 116 miliardi di importazioni europee di prodotti agrifood si concentrano invece, principalmente su tre tipologie di prodotti:

  • frutta tropicale, frutta secca e caffè, che nel 2018 ha complessivamente rappresentato oltre il 23% delle importazioni europee di prodotti agroalimentari;
  • prodotti destinati ai mangimi per animali;
  • prodotti usati come ingredienti per ulteriori trasformazioni (come l’olio di palma). 

In tutti e tre i casi si tratta di beni poco o per nulla realizzati all’interno dei confini europei.

Tra il principali paesi fornitori dell’UE ci sono gli Stati Uniti le cui esportazioni verso l’Europa sono notevolmente aumentate nel 2018, facendo di Washington il principale supplier di prodotti agroalimentari per l'area UE.

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Un futuro di luci e ombre

I buoni risultati raggiunti dall’Unione europea non devono però nascondere l’esistenza di uno scenario mondiale caratterizzato dalla presenza di numerose opportunità, ma anche da crescenti rischi ed incertezze.

Le performance del commercio agricolo, infatti, sono strettamente connesse alle complessive dinamiche del commercio mondiale messo a rischio sia dal rallentamento della crescita, sia dall'escalation di controversie commerciali che hanno messo sempre più a dura prova la fiducia delle imprese.

Dopo una forte crescita nel 2017 e all'inizio del 2018, infatti, l'attività economica globale ha subito un notevole rallentamento nella seconda metà dello scorso anno, mettendo a rischio anche la crescita del PIL mondiale che nel 2019/2020 potrebbe rallentare ulteriormente e fermarsi al 2,6%. 

In tale contesto, quindi, nonostante la valutazione complessivamente positiva del clima del commercio agroalimentare nel 2018, permangono notevoli rischi legati ai possibili sviluppi commerciali. Tra le minacce più gravi figura sicuramente il crescente protezionismo di alcune delle principali economie del mondo, con un aumento delle controversie commerciali. A pesare ulteriormente sul futuro, inoltre, c’è anche la Brexit che potrebbe causare disturbi commerciali anche alle imprese di prodotti agroalimentari.

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Sul versante positivo, tuttavia, si segnala la probabile crescita della domanda globale di cibo causato dall'aumento della popolazione e dall'espansione della classe media. Una dinamica a cui si può accompagnare anche un cambiamento nelle preferenze dei consumatori verso la scelta di prodotti di più alta qualità. Si tratta, indubbiamente, di un’opportunità per il settore agroalimentare europeo, grazie all’alta reputazione dei propri prodotti, percepiti ovunque come sicuri, sostenibili, nutrienti e di qualità.

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Photocredit: guillermo gavilla da Pixabay 

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